Arriva il nuovo “esercito cyber” del Governo: cosa significa davvero per le PMI italiane

Il Governo italiano ha annunciato la creazione di un nuovo “esercito a chiamata” composto da tecnici informatici, analisti di cybersecurity e hacker etici. Una forza digitale pensata per intervenire rapidamente in caso di attacchi informatici gravi contro istituzioni e infrastrutture critiche.

Questa notizia ha catturato l’attenzione dei media, ma il punto più importante è un altro: la cybersecurity è ormai un tema di interesse nazionale. E ciò che accade a livello istituzionale ha ricadute dirette su tutte le aziende, in particolare sulle PMI, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo italiano.

In questo articolo analizziamo che cos’è l’esercito cyber, perché nasce e, soprattutto, cosa devono fare oggi le imprese per essere davvero protette.

cybersecurity

Cos’è l’esercito cyber del Governo e perché è stato creato

L’aumento degli attacchi ransomware, le violazioni dei dati e i blocchi operativi hanno portato lo Stato a organizzare una risposta più strutturata. Il nuovo “esercito cyber” sarà un team composto da:

  • hacker etici certificati

  • tecnici informatici specializzati

  • esperti di sicurezza digitale

  • analisti cyber con competenze avanzate

Queste risorse verranno attivate in caso di incidenti di grande portata, con l’obiettivo di mitigare i danni, ripristinare la continuità operativa e proteggere le infrastrutture digitali del Paese.

Il messaggio è chiaro: l’Italia riconosce che la sicurezza informatica non è più un tema tecnico, ma strategico.


Aumentano gli attacchi informatici: i numeri spiegano l’urgenza

Negli ultimi anni gli attacchi cyber sono cresciuti in modo considerevole. Le PMI sono il bersaglio preferito perché spesso:

  • utilizzano sistemi obsoleti

  • hanno configurazioni cloud non protette

  • non dispongono di backup testati

  • non hanno un responsabile interno per la sicurezza IT

  • sottovalutano la formazione dei dipendenti

Secondo i dati del Clusit, oltre il 40% degli attacchi colpisce direttamente le imprese di piccole e medie dimensioni.
Questo significa che la vulnerabilità delle PMI diventa automaticamente una vulnerabilità dell’intero Paese.


Quali rischi concreti corrono oggi le PMI

Molte aziende credono che “non interessano a nessuno”.
È un errore strategico. Gli hacker non colpiscono per fama: colpiscono per profitto.

Ecco gli scenari più comuni:

  • Ransomware che blocca l’attività per giorni o settimane

  • Furto di credenziali e accesso abusivo ai sistemi

  • Phishing avanzato che porta a bonifici fraudolenti

  • Attacchi alla supply chain, dove viene colpito il fornitore più debole per accedere a un target più grande

  • Violazioni del cloud causate da configurazioni errate

Con l’aumento dei dati gestiti e delle interconnessioni tra sistemi, basta una sola vulnerabilità per provocare un danno enorme.


Perché la nascita dell’esercito cyber riguarda da vicino ogni azienda

L’introduzione di una struttura statale dedicata alla difesa cyber significa una cosa:
👉 la sicurezza informatica è ormai considerata un’infrastruttura critica nazionale.

Le imprese italiane — grandi o piccole — fanno parte dell’ecosistema digitale nazionale. Un attacco a una PMI che fornisce servizi, prodotti o dati a clienti più grandi può generare un effetto domino.

In altre parole:

La sicurezza della tua azienda contribuisce alla sicurezza del Paese.

Per questo oggi le aziende sono chiamate a maturare dal punto di vista cyber, adottando strumenti, processi e competenze che fino a ieri sembravano “opzionali”.

 

I tre livelli di cybersecurity: dove si colloca la tua azienda?

Le PMI si trovano solitamente in uno di questi tre stadi:

1) Sicurezza percepita

“Abbiamo sempre fatto così”, “Non abbiamo mai avuto problemi”.
È la fase più pericolosa, perché basata su una falsa sensazione di protezione.

2) Sicurezza tecnica

L’azienda utilizza antivirus, firewall, qualche backup e MFA.
Tuttavia mancano test periodici, monitoraggio costante e procedure chiare.

3) Sicurezza strategica (maturità cyber)

È il livello richiesto oggi anche dallo Stato. Include:

  • analisi periodiche delle vulnerabilità

  • sistemi di monitoraggio e alerting

  • piani di Incident Response

  • formazione continua del personale

  • backup configurati correttamente e testati

  • governance e policy aziendali

  • partner tecnico affidabile e certificato

Solo questo livello garantisce resilienza reale.


Cosa devono fare subito le imprese per allinearsi al nuovo scenario

L’obiettivo non è diventare “invincibili”, ma prevenire l’80% degli attacchi più comuni.
Ecco da dove partire:

✔ 1. Vulnerability Assessment

Una fotografia tecnica che identifica falle, configurazioni errate e rischi nascosti.

✔ 2. Backup + test di ripristino

Il backup non testato equivale a nessun backup.
Serve un sistema strutturato e verificato periodicamente.

✔ 3. MFA ovunque possibile

L’autenticazione a più fattori da sola blocca la maggior parte degli accessi non autorizzati.

✔ 4. Formazione del personale

L’errore umano è ancora la prima causa di attacco andato a buon fine.

✔ 5. Protezione del cloud e delle caselle email

Molte violazioni avvengono perché Microsoft 365 o altri servizi non sono configurati correttamente.

✔ 6. Piano di continuità operativa

In caso di attacco, ogni minuto perso costa. Serve un protocollo chiaro.


Digiworks come partner per la sicurezza delle PMI

La creazione dell’esercito cyber rappresenta una conferma: la cybersecurity è strategica per la crescita del Paese.
Le PMI non possono più permettersi un approccio “artigianale”.

Digiworks affianca le aziende con:

  • vulnerability assessment

  • servizi di monitoraggio e gestione incidenti

  • soluzioni firewall e antivirus avanzati

  • backup certificati e sistemi di business continuity

  • consulenza NIS2 e adeguamento alle normative

  • formazione sulla sicurezza e test periodici

  • supporto tecnico specializzato

L’obiettivo non è vendere strumenti, ma costruire aziende resilienti.


Il nuovo esercito cyber non è solo una notizia politica: è un segnale chiaro.
Il livello di minaccia è cambiato e le aziende devono adeguarsi.
La sicurezza informatica non riguarda più solo i grandi colossi, ma tutte le imprese che fanno parte — direttamente o indirettamente — del tessuto produttivo nazionale.

La domanda cruciale che ogni imprenditore dovrebbe porsi è:
👉 La mia azienda sarebbe in grado di resistere a un attacco informatico oggi?

Se la risposta non è un sì convinto, è il momento di intervenire.


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